L’autovalutazione di istituto trova il suo seme nel panorama pedagogico e normativo introdotto dal Piano dell’Offerta Formativa del DPR 275/99. Il percorso dell’autovalutazione interna di una scuola si colloca come verifica finale, indirizzata a conoscere il grado di soddisfazione di chi ha vissuto, realizzato e utilizzato l’offerta formativa realizzata. Nella sua fase introduttiva nel sistema scolastico italiano, l’autovalutazione di istituto si configura come un monitoraggio di quanto attuato dal Piano dell’Offerta Formativa. Lo stesso monitoraggio prevede la misurazione generica del grado di soddisfazione degli utenti coinvolti nel processo di formazione. Sono passati decenni prima che di approdare alla convinzione che l’autovalutazione di istituto è un processo complesso e che non può avvenire soltanto a livello interno, perché rischierebbe di risultare soltanto autoreferenziale, ma è necessario il confronto tramite una valutazione esterna. In questo contesto nasce l’esigenza di formalizzare l’intervento valutativo all’Invalsi, tale in seguito al Dlgs 258/99 che lo trasforma in Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’Istruzione e sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. L’Invalsi avvia la sperimentazione della valutazione periodica degli apprendimenti nel 2002 con i Progetti Pilota. Le somministrazioni da sperimentali divengono obbligatorie e costituiscono, attualmente, l’unico sistema di valutazione degli apprendimenti con prove standardizzate. A ciò si aggiungono proposte che oggi si sono concretizzate nei progetti sperimentali Valutazione e Miglioramento, VSQ e Vales. La necessità di un Sistema Nazionale di Valutazione nasce dalle proposte scaturite in seguito alla consultazione del Quaderno bianco sulla scuola. Esse sono state messe a punto a partire dal 2008 con la prima prova proposta all’esame di stato al termine del terzo anno della scuola secondaria di primo grado. Una volta stabilito in che modo valutare gli apprendimenti degli studenti rimane un punto cruciale per definire la valutazione del sistema scolastico italiano, ossia la definizione degli indicatori di “valore aggiunto” al fine di mettere in relazione la valutazione degli apprendimenti e quel plus valore conseguito in una determinata scuola. L’esigenza di valutare il sistema scolastico accende la necessità di verificare la sua efficacia in termini di valore aggiunto legato al contesto in cui essa opera.
Il concetto di valore aggiunto è mutuato dal linguaggio dell’economia il significato che assume nell’ambito scolastico è relativo al prodotto scuola configurabile nell’acquisizione di saperi che migliorano gli apprendimenti degli studenti. Il prodotto scuola comprende tutti gli effetti cui il processo educativo implica, alle finalità e agli obiettivi assegnati alla scolarizzazione e all’efficienza con cui questi sono realizzati., nonché alle risorse impiegate per raggiungere determinati risultati. Qualunque sia la strada che si decida di percorrere, la valutazione di risultato del sistema scolastico italiano comporta, sia a livello teorico che metodologico, un problema di non facile soluzione ossia distinguere e separare le influenze che su di esso hanno i fattori esterni all’azione pedagogica e didattica della scuola. Se si deve valutare l’efficacia dell’istituzione scolastica, cioè il valore aggiunto al patrimonio di conoscenze e abilità che gli alunni possedevano in ingresso, gli indicatori da utilizzare dovranno riferirsi all’organizzazione della scuola stessa.
Autovalutazione
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